giovedì 30 gennaio 2014

SALERNO: Torna l'artigianato rosa delle Donne In Campus

Si terrà dal 4 al 6 marzo, dall’8 al 10 aprile e, ancora, dal all’8 maggio negli spazi interni ed esterni di Villa Carrara a Salerno “DIC - Donne in Campus”, il progetto itinerante ideato dalla Holiday net e realizzato dall’Osservatorio Turistico Permanente.

Giunto alla sua ottava edizione, le novità di “Donne in Campus 2014” sarà quella del laboratorio all’aperto: nel dettaglio, è prevista la presenza di stand all’aperto dove artigiane, artiste ed associazioni femminili potranno esporre i propri lavori, oltre a guidare direttamente i laboratori didattici rivolti agli alunni delle scuole primarie e secondarie. Molte le scuole che hanno già aderito, pochi ancora gli spazi a disposizione per gli istituti che pensano di prendere parte all’evento. La mostra aperta al pubblico, con ingresso gratuito, dalle 10.00 alle 19.00, vedrà l’esposizione di nuove leve, che con spirito creativo vorranno collaborare attivamente all’iniziativa.
L’evento inaugurale si terrà il 4 marzo, mentre la cerimonia di chiusura l’8 maggio presso Villa Carrara a Salerno.
Con il patrocinio del Comune di Salerno,  la Coldiretti Salerno, Legambiente Salerno, l’Associazione Angela Serra, Villa Ferrara, Net Beach e il Centro Artisti Salernitani, l’evento vuole promuovere e favorire la nascita e la crescita di nuove attività artigianali e sviluppare gli antichi mestieri femminili come nuove attività imprenditoriali.


lunedì 27 gennaio 2014

27 gennaio - Giornata della memoria


 “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no...”.
(Primo Levi, “Se questo è un uomo”)

Ad Auschwitz morirono circa 70.000 persone, uccise nella camera a gas ricavata nell'obitorio del crematorio numero 1, dalle impossibili condizioni di lavoro, dalle numerose esecuzioni, percosse e torture inflitte dagli agenti delle SS. 
A Birkenau il bilancio fu spaventoso: persero la vita oltre un milione e centomila civili, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e rom. Auschwitz era un «konzentrationslager» (campo di concentramento), Birkenau un «vernichtungslager» (campo di sterminio), il più esteso dell'intero universo concentrazionario nazista. Due luoghi del terrore, che l'immaginario collettivo trascrive nei più bui capitoli della storia dell'umanità, liberati il 27 gennaio 1945 dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all'Oder. Quegli attimi di speranza, in cui vennero trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita, il mondo ancora oggi, dopo 69 anni, li ricorda come il 'Giorno della memoria'. Perché fu la scoperta dei campi di Auschwitz e Birkenau, comprese le testimonianze dei sopravvissuti, a rivelare compiutamente per la prima volta l'orrore dell'Olocausto, e quindi la segregazione e il genocidio degli ebrei d'Europa durante il Terzo Reich. 
Ufficialmente, la ricorrenza del 27 gennaio nel ricordo della Shoah è celebrata da tutti gli stati membri delle Nazioni Unite a partire dal 2005, in seguito alla risoluzione Onu del primo novembre 2005. In Italia, sono gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 che definiscono le finalità e le celebrazioni del «Giorno della memoria», anche se più in generale nell'Ue i rischi di una crescita dell'antisemitosmo continuano a restare alti. 

(info tratte da unita.it il portale del quotidiano L’Unità)


ITALIA - Il 2014 è dei big. Ecco i concerti rock da non perdere, in giro per lo stivale.

Il Mastrillo ha viaggiato in rete alla ricerca dei concertoni del 2014.
Dopo la quaterna italiana dei Dream Theater (20 gennaio Milano, 21 Firenze, 22 Roma e 23 Padova), gli amanti del buon rock possono segnare sul calendario i concertoni assolutamente da non perdere.   
Si parte con i Depeche Mode che regaleranno ai fan del bel paese altre tre date del fortunato tour "The Delta Machine": calendario alla mano andate a febbraio e cerchiate 18, 20, 22 (rispettivamente Torino, Milano e Bologna).
Il dolce caldo di giugno diventerà bollente con l’heavy metal dei leggendari Iron Maiden (Bologna 1° giugno). Seguiranno le chitarre infuocate dei Queens of the Stone Age, il 3 giugno all’Ippodromo delle Campanelle della città capitolina. Sempre a giugno, il 18 a Bologna, sarà la volta dei Black Sabbath; mentre il 20 a San Siro e il 22 a Trieste arrivano i Pearl Jam.
Il 25 toccherà all’hard rock degli Aerosmith: la band di Steven Tyler dà appuntamento al 25 giungo, presso l’Arena Fiera Rho di Milano, per l’unica tappa italiana.
Con 69 euro i fan del metal  possono assicurarsi il biglietto dei Metallica, che, dopo cinque anni, tornano in Italia il 1° luglio a Roma nell’ambito del “Postepay Rock in Roma 2014” con una grande novità: saranno i fan a decidere la scaletta. Sul palco del “Postepay Rock in Roma”, evento più importante dell’estate rock italiana, saliranno: gli Alice in Chains con il loro ultimo album“The Devil Put Dinosaurs Here”; i danesi i Volbeat e i Kvelertak, della scuderia rock norvegese. Sempre a luglio suoneranno i Placebo: a Milano il 22 e a Roma il 24.  



Salerno -Evento. A Palazzo di Città la Festa dei Giornalisti Salernitani

Si svolgerà il prossimo 31 gennaio alle ore 16:30 presso il Salone dei Marmi del Palazzo di Città la Festa dei Giornalisti Salernitani. 
La manifestazione, voluta dall’Associazione Giornalisti Salernitani presieduta da Enzo Todaro (foto), è stata organizzata con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Salerno, Camera di Commercio Salerno, Intertrade, Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. 
Sarà un momento d’incontro per riflettere sui compiti complessi che incombono sugli operatori dell’informazione in una società in profonda evoluzione. Allo stesso tempo una bella occasione per incontrarsi e rinnovare l’entusiasmo personale e collettivo riguardo ad un mestiere difficile ma che diventa al tempo stesso una missione di vita. 
Nel corso dell’evento verranno consegnate onorificenze a protagonisti del giornalismo che si sono distinti per lavoro e passione. Nello specifico:
Medaglia d’Oro a Venanzio Postiglione, “un giornalista libero ai vertici del Corriere della Sera”: Formatosi alla Scuola di Giornalismo del Corriere della Sera, Postiglione ha svolto tutta la sua prestigiosa carriere nell’ambito del quotidiano di Via Solferino assumendo incarichi sempre più importanti nei settori nevralgici della “macchina editoriale”. 
Medaglia d’Oro ad Antonella D’Annibale “una vita per l’informazione televisiva”: Protagonista storica dell’emittenza libera è una professionista apprezzata dal pubblico per il suo rigore giornalistico, lo stile e l’eleganza, la capacità di documentare con acume l’evoluzione sociale, politica, culturale ed artistica della nostra comunità. 
Penna dell’Anno 2013 ad Antonio Manzo “autore delle inchieste e degli scoop impossibili”: Giornalista di punta del Mattino si è sempre contraddistinto per una vivace curiosità intellettuale che gli ha permesso di raccontare i retroscena ed i protagonisti di tante importanti vicende locali e nazionali sempre con l’attenzione alla verifica certosina dei fatti. 

Concluderà la manifestazione, aperta tra l’altro anche ai cittadini, un buffet conviviale allestito dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Virtuoso”. 

SI RICOMINCIA!

Per problemi tecnici Il Mastrillo ha dovuto fermarsi. 

Adesso è tornato. 
News di arte, cultura, musica, film, libri e curiosità tremate... 
la trappola vi troverà! 

sabato 23 novembre 2013

Speciale Terremoto dell'Irpinia, 23 novembre 1980- "E chi se lo dimentica il terremoto!"

di Rosanna Gentile
23 novembre 2010: ricorreva l'anniversario del Terremoto. Dovevo scrivere un pezzo per il quotidiano diretto dal grande Tommaso D’Angelo, sinceramente attento a tutto quanto si collega alla storia presente e passata di Salerno. In quell’occasione, me ne andai in giro per le strade della città a chiedere alla gente, soprattutto di mezza  età, cosa ricordasse del Terremoto dell'Irpinia. Ognuno mi raccontò un’esperienza diversa, ma tutte le storie avevano in comune due cose: la paura e il senso di disorientamento. 
Tornata a casa, con il taccuino colmo di storie, ero pronta a sedermi al pc per lavorare al pezzo, quando sentii mia madre dire con tono di voce triste “E chi se lo scorda il terremoto!”. Che stupida, avevo trascorso un intero pomeriggio a sentire le storie di estranei, senza fare mente locale sul fatto che i miei genitori avevano vissuto quel drammatico momento. Erano giovani (rispettivamente avevano 25 e 28 anni), eppure già genitori di due di noi tre figli. Così, mi misi seduta al tavolo della cucina e mia madre mi raccontò quella notte. Vi propongo quella chiacchierata. 

Nella foto: Maria Rosaria Galdi, mia madre, aveva 25 anni quando ci fu il terremoto battezzato “dell’Irpinia”. All'epoca era madre di due figli, uno nato solo 1 mese prima.


 Dove ti trovavi il giorno del terremoto dell’80?
“Mi trovavo a Salerno per pura fatalità. In quegli anni io e papà insegnavamo a Modena. Caso volle che Angelo avesse ottenuto il trasferimento a Salerno. Lasciammo l’Emilia, viaggiando tutta la notte tra il 22 e il 23 novembre, arrivando a Matierno alle 6 del mattino. Con me e papà, i tuoi due fratelli: Tanya aveva 3 anni e Giuseppe era nato solo un mese prima. Non avevamo ancora una casa a Salerno, così ci appoggiammo dai miei genitori, i tuoi nonni. Trascorremmo la domenica tranquilla: quel giorno faceva un caldo quasi estivo. I nonni erano entusiasti di stare con i nipoti e a loro si unirono altri parenti, perché ancora non conoscevano Giuseppe, nato il 20 ottobre di quell’anno. Quando ci fu la scossa tutti erano in cucina, mentre io e il mio bambino eravamo nella stanza da letto: gli stavo cambiando il pannolino. Ricordo che qualche minuto prima commentai con mia madre il fatto che il cielo era rosso. Furono attimi surreali: si avvertì un improvviso e prolungato boato, poi il buio. Nell’oscurità si sentivano oggetti cadere, ante dei mobili sbattere, il letto saltellava e poi il pavimento tremava. Il terremoto fu sia ondulatorio che sussultorio. La scossa durò più di un minuto, ma sembrava un’eternità. Afferrai il neonato dal letto e cercai di guadagnare la porta per raggiungere gli altri, che intanto gridavano e fuggivano. Durante un terremoto la cosa più assurda è che perdi la cognizione dello spazio: non sai cosa fare ne dove andare. Sei completamente disorientato”.

Poi cosa successe?
“Non so come, ma per fortuna ci trovammo tutti in strada: lì c’erano anche i nostri vicini e tanta altra gente spaventata. Dopo aver capito cosa era capitato, cercammo riparo in auto: tuo padre e tuo zio corsero in casa a prendere delle coperte e qualcosa da mangiare. Trascorremmo la notte in macchina, impauriti e disorientati. Matierno non subì danni ingenti come è successo altrove: nessuna casa è crollata e per fortuna nella nostra famiglia non ci furono morti, eppure vivemmo attimi di panico, perché non arrivavano notizie da nessuna parte, non prendeva la radio e linee telefoniche erano interrotte. Eravamo tagliati fuori dal mondo”.

Dove dormiste le notti seguenti?
“Lungo la strada principale di Matierno. La macchina fu la nostra casa per i cinque giorni seguenti. Una conca di plastica che solitamente si usa per lavare i neonati, divenne la culla del piccolo Giuseppe. Dopo la prima scossa ne seguirono altre, meno forti, ma comunque spaventose. Faceva freddo, pioveva e c’era umido, soprattutto di sera, così ci riunivamo tutti insieme attorno ad un focolare improvvisato per acquisire calore e farci coraggio a vicenda. Nei pressi della scuola elementare allestimmo una sorta di accampamento per mangiare e passare il tempo riparandoci dalla pioggia con teloni e materiale di fortuna, tavoli e sedie”.

Quando rientraste in casa?
“Nessuno aveva voglia di rientrare in casa, perché ci sembrava pericoloso. In fondo non sapevamo quali danni il terremoto avesse apportato alla casa. Rientrammo solo cinque giorni dopo il sisma. E sebbene non avevamo elettricità, acqua e gas, fummo sollevati di essere vivi e di non aver perso la casa. Ma la paura era ancora tanta: le scosse di assestamento erano frequenti e rilassarsi era impossibile. Si era sempre pronti a scappare e si dormiva con un solo occhio chiuso”.

Ricordi qualche aneddoto particolare?
“Nei giorni che seguirono la scossa, si respirava un’aria strana. C’era una gran solidarietà tra noi. La notte del 23 persi addirittura i sensi dal panico: mi accasciai tra le braccia di mia madre. Ero preoccupata per i miei due bambini. Non so se fu lo spavento o la preoccupazione, eppure non riuscii più ad allattare Giuseppe: persi il latte. Ma latte in polvere non si trovava, la farmacia era ovviamente chiusa. Così, diluivo con l’acqua tiepida il latte degli aiuti umanitari, che i militari ogni mattina ci portavano con un camion”.

Non avete subito perdite?
“No, noi no. La settimana seguente appresi che ad Acquamela la casa di mio nonno subì gravi danni: crollarono interamente le scale e una parete interna dell’appartamento. Mio nonno rimase lievemente ferito alla gamba e i vigili del fuoco lo calarono dal balcone. A pochi chilometri da noi, a Sant’Angelo di Ogliara, morì un’intera famiglia composta da una coppia e due bambini: loro vivevano in campagna, in una casa rurale che crollò interamente, non lasciando scampo alla famiglia. Se non ricordo male, quelle furono le uniche quattro vittime che si registrarono nelle nostre zone. So che i danni maggiori ci furono a San Gregorio Magno: lì c’era la famiglia della moglie di mio cugino e sapemmo che c’era una situazione disperata. Così, rientrati in casa una settimana dopo il sisma, organizzammo delle macchine per portare alcuni aiuti umanitari (come vestiti e coperte). Andò tuo padre, che al ritorno mi raccontò che a Contursi Bagni, lungo un ciglio della strada, c’erano in fila diverse bare piene, in attesa di identificazione e trasferimento in luoghi più idonei. Ovunque c’erano forze armate, militari, vigili del fuoco. Nella piazza di San Gregorio Magno avevano accantonato tante balle di latte e il peso di quelle superiori schiacciò le balle inferiori: mi raccontò di un fiume di latte scorrere nella piazza. San Gregorio fu profondamente sventrata dal terremoto. Tuo padre lì ha visto una scena che non ha mai dimenticato: una casa completamente sventrata, colma di macerie e, tra cumuli di mobili e pietre, intravide una bambola. Venne a sapere che in quella casa non si salvò nessuno”.

(Per non dimenticare: ripropongo ai lettori del Mastrillo questa intervista/chiacchierata con mia madre -che ringrazio)




SALERNO TREMAVA - Un minuto e mezzo di terrore, di trentatré anni fa.


 di Rosanna Gentile

23 novembre 1980: la Campania e la Basilicata furono messe in ginocchio da un fortissimo terremoto. 
Era un normale giorno d’autunno, freddo e silenzioso. I salernitani erano nelle proprie abitazioni, pronti a pensare alla cena dinnanzi alle solite trasmissioni televisive domenicali, quando le lancette degli orologi si fermarono alle 19:34.
Per 90 secondi la terra tremò e in quell’ondeggiare incontrollabile le case vennero giù, sbriciolate come fette biscottate finite sotto ad un piede. Un minuto e mezzo e poi il nulla. Con un’intensità che superò i 10 gradi della scala Mercalli e una magnitudo di 6,9 gradi della scala Richter e con epicentro nel comune di Conza della Campania, l’evento sismico causò centinaia di morti (2.914), molti feriti (8.848) e infiniti sfollati (280.000). Bilanci duri, difficili da digerire. La macchina dei soccorsi partì con difficoltà per mancanza di organizzazione e la lentezza con la quale giunsero i primi aiuti innescò, in seguito, una serie di polemiche.  Al principio del 1981 cominciarono ad essere montate le prime case in legno per i senzatetto, proprio a partire da Laviano, il paese in cui era morta un quinto della popolazione. Quel cataclisma per la nostra terra significò morte, distruzione e continui guai.
È, infatti, opinione diffusa che il vero dramma fu quello che ne seguì: l’Italia si dimostrò un Paese sì solidale, ma anche molto sprecone e disorganizzato. E, si sa, dove lo Stato fallisce nell'organizzazione, subentrano i tentacoli della malavita. Oltre le polemiche, le macerie del terremoto hanno continuato a pesare sulle coscienze dei salernitani, nonostante il passare del tempo che proverbialmente tende a sanare i lembi stracciati di pelle. Sono trascorsi trentatré anni da quella calamità di morte e disperazione e, ad oggi, non sembra che un lontano ricordo per chi l’ha vissuto e una pagina di storia triste per chi è venuto dopo, ma che comunque continua a inumidire gli occhi di quanti, quella sera d’autunno, persero una madre, un padre, un figlio, un fratello, un amico. 


(foto: Sfollati a Matierno. Foto di proprietà di Angelo Gentile, mio padre)