lunedì 17 marzo 2014

Poesia – Presso l'Eco Bistrot il 23 marzo all'imbrunire arrivano le Notturnie di Lino Grimaldi Avino


di Rosanna Gentile 
Il prossimo 23 marzo 2014 alle ore 19:00, l'Eco Bistrot di Salerno farà da cornice ad una serata speciale dedicata alla poesia.
Il reading dal titolo “Notturnie, versi di notte” prevede la recitazioni di scritti, poesie e due racconti, incentrati sui valori letterari del salernitana Lino Grimaldi Avino, già padre di “Angusti Corridoi”, una fortunata e nota raccolta di 77 poesie  pubblicata da Edizioni Ripostes.
La notte, buia e silenziosa, si trasforma in un luogo magico in cui avviene il sincero contatto con l’anima. La notte pronuncia parole e pensieri, ma anche emozioni e sensazioni uniche imprendibili di giorno in quanto offuscate dalla troppa luce e dai continui rumori. La mente, nel riposo della Luna, crea maneggiando parole come fosse argilla e con essa dà vita all’opera poetica di Avino. Una serata da non perdere, all’insegna della buona cultura nostrana.
Ecco un assaggio di “Notturnie, versi di notte”: "Notte di pioggia, notte di passione. E' notte quando chiudo gl'occhi e sogno che la notte non passi, aggrappandomi alla passione del desiderio. Io sono Lino Grimaldi Avino, le note notturne che accompagneranno le mie parole sono del maestro Ferdinando Botta. E sotto gl'occhi della Valentina di Guido Crepax - nella locandina d'invito - porgerò a voi i miei pensieri. A volte di passione, Valentina porta in sé l'immagine del desiderio. Ma nella notte dedico le mie parole anche a chi vive notti di solitudine, notti che non finiscono mai, di assuefatta disperazione, notti in cui la luce è solo nel giorno che non si vive, ma che si cerca con speranza."


sabato 15 marzo 2014

Storie - Quando il rinnovo della patente diventa un'odissea per un giovane disabile di Salerno

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera:


Sono Giuseppe e sono disabile.
Da quando ho compiuto la maggiore età ho raggiunto un'indipendenza maggiore grazie alla "patente B speciale" che mi da la possibilità di guidare un veicolo adattato.

Il 26 febbraio 2014 mi scadeva la patente quindi a gennaio ho telefonato, come in passato (la patente B speciale scade ogni 5 anni), all'A.S.L. per prenotare il rinnovo.

Con sorpresa ho appreso che la prenotazione della visita per il rinnovo, da quest'anno, si deve effettuare di persona presso la sede dell'A.S.L. sita in Via Martin Luther King di Salerno. Così ho fatto.

Le difficoltà sono cominciate sin dal parcheggio, perché, sebbene la struttura sia dotata di un parcheggio privato in grado di ospitare una quindicina di auto, non c'è nessuno a disciplinare l'ingresso e l'uscita dei veicoli. Di conseguenza è facile restare fuori e, per una persona con difficoltà motorie, diventa problematico raggiungere la struttura.

Finalmente al principio di gennaio prenoto la mia visita, prevista per il giorno 6 marzo alle ore 15.00, a patente scaduta e, quindi, inutilizzabile.

Il giorno 6 mi reco all'appuntamento col mio accompagnatore, che quel giorno ha dovuto mantenersi libero per aiutarmi a sbrigare le pratiche legate al rinnovo.

Arriviamo un pò prima per essere puntuali, ma la sala d'attesa è stracolma e inizia la mia Odissea.
La folla rende i miei movimenti limitati e a tratti impossibili, deambulo con l'ausilio di ortesi alle gambe e bastoni canadesi. Ci sono pochi posti a sedere e tutti occupati.
Ho creduto che per i disabili provvisti di prenotazione esistesse una via preferenziale o quantomeno un posto a sedere riservato.
Purtroppo mi sbaglio e mi sono bastati pochi minuti per capire che la prenotazione è inutile. Qualche "genio" dell'A.S.L. ha pensato bene di organizzare l'alto numero di pratiche nel seguente e ridicolo modo: ogni persona che entra deposita la propria prenotazione (con orario!) su un tavolo incustodito messo in sala d'attesa e, di tanto in tanto, qualche impiegato esce dall'ufficio e ne prende un mazzetto, per poi chiamare affidando il tutto al caso, dalla serie "chi prima arriva al tavolino, prima fa la visita!".

Dopo più di un'ora, finalmente, qualcuno mi chiama: ennesima sorpresa!
Non mi chiamano per sottopormi alla visita medica (per la quale ero lì), ma tutta quell'attesa in piedi è servita solo per consegnare ad una segretaria la documentazione prodotta.

Ritorno nella sala d'attesa e dopo altre 2 ore e mezza viene fuori un impiegato che ci invita ad andarcene perché i terminali si sono bloccati e non si può comunicare i dati alla motorizzazione di Roma.

Stanco e deluso, prima di lasciare l'edificio ho dovuto riprenotare una visita. Mi hanno garantito che la prossima volta, dato il pomeriggio perso, sarei stato tra i primi.

Nuovo appuntamento: 13 marzo 2014 ore 12.00.
Inizia un film già visto. Parcheggio pieno. Sala d'attesa dell'A.S.L. piena e ennesima lunga attesa, resa ancora più snervante dalla poca educazione di un impiegato che, dopo vari solleciti da parte delle persone in fila, ha detto le seguenti parole: "Mi avete rotto i coglioni! Dovete aspettare!"

La storia del mio rinnovo "patente B speciale", cominciata a gennaio, termina alle ore 14.00 del 13 marzo. Finalmente posso guidare per altri 5 anni, intanto spero di cuore che qualcuno renda meno complicato l'iter di rinnovo, soprattutto per le categorie protette!


giovedì 6 marzo 2014

Cultura - Sei sculture di Paduano e un dipinto di Sabatino donati alla Provincia di Salerno

Il patrimonio della Provincia di Salerno si arricchisce di sette opere donate all'Ente. Venerdì 7 marzo alle ore 11, presso l'Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Salerno, Stefania Sabatino donerà “Il Sacrificio”, una delle opere della personale “A immagine e somiglianza”, in mostra a Palazzo Pinto lo scorso maggio.  Alle ore 17:30, poi,  presso la Pinacoteca Provinciale di Salerno, gli eredi  del maestro Domenico Paduano, faranno omaggio all'Ente di 6 sculture: busto scultoreo del Poeta Alfonso Gatto, busto scultoreo dell'archeologo cavese Matteo Della Corte, Eduardo De Filippo con maschera di Pulcinella, L'allevatore di polli, La Bagnante, Pastore campano.
“La Provincia di Salerno – dichiara il presidente della Provincia di Salerno, Antonio Iannone -  nel corso degli anni ha provveduto ad acquisire opere che hanno contribuito a formare vere e proprie sezioni espositive. Questa continua attività, unita alla sensibilità e alla generosità mostrate dagli artisti, consente di acquisire al patrimonio pubblico una pregevole raccolta, che costituisce un ulteriore tassello del programma di valorizzazione dei Beni culturali che l'Amministrazione provinciale ha avviato oramai da diversi anni”.
“Con profonda soddisfazione – aggiunge l'assessore ai Beni Culturali, Matteo Bottone -  cogliamo il risultato che consideriamo tra tra i più gratificanti, in quanto, la Provincia di Salerno ha tra i suoi principali obiettivi la promozione e la valorizzazione dei propri talenti creativi”.


(fonte: ufficio stampa della Provincia di Salerno)

mercoledì 5 marzo 2014

Mostra – Taglio del nastro di “Opera in Ceramica” in Pinacoteca.

Verrà inaugurata domani, giovedì 6 marzo, a partire dalle ore 17.30, presso la Pinacoteca provinciale di Salerno, la mostra “Opere in Ceramica” del maestro Giuseppe Di Lorenzo. La personale dell'artista, originario di Ogliastro Cilento e docente di Pittura all'Accademia delle Belle Arti di Roma, sarà aperta al pubblico fino al 31 marzo. 

“Opera in Ceramica” di Giuseppe Di Lorenzo

Luogo: Pinacoteca Provinciale, Palazzo Pinto, via dei Mercanti, 63 – Salerno
Inaugurazione: Giovedì 6 Marzo – ore 17:30
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 09:00 alle 19:45
Per info: 089/2255578
museibiblioteche@provincia.salerno.it

mercoledì 26 febbraio 2014

Arte - La Pietà Vaticana, tra storia e passione.

di Rosanna Gentile
Roma è la città eterna, eternamente sospesa tra passato, presente e futuro. In essa convergono e convivono diverse epoche e molteplici generazioni di persone, quindi culture, religioni e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo.
Le sue strade, ricche di attività commerciali di ogni tipo e, lasciatemelo scrivere, non propriamente linde e con qualche auto blu di troppo, brulicano di migliaia di turisti che affollano la città tutto l’anno. Andarci, come turisti, è un piacere e un dovere che prima o poi tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita. Il centro della Capitale è tutto, ma soprattutto è arte. Si respirano tracce artistico-culturali di stratificati periodi storici in ogni angolo. Elencare l'intero patrimonio pubblico, privato o ecclesiastico, esibito a Roma è un’impresa titanica, ma, essendoci tornata da poco, mi va di  raccontarvene una in particolare. La Pietà di Michelangelo Buonarroti custodita nella Basilica di San Pietro, in Vaticano.

Ve la trovate appena entrate nella Chiesa, sulla destra e di certo la guarderete insieme a tanta altra gente, eppure una volta che i vostri occhi si poseranno su di essa sarete soli, voi e lei.


Tra voi e lei, una parete di cristallo messa lì dopo l’aggressione avvenuta nel 1972 da parte di un folle che colpì l’opera quindici volte con un martello.

Il Quattrocento stava per volgere al termine. Mancavano pochi anni, forse uno allo scadere del secolo quando fu creata una delle opere più belle di tutta la storia dell’arte occidentale: La Pietà Vaticana (1498-1499)."Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti": questa la traduzione della scritta latina incisa sulla fascia che regge il mantello della Vergine (MICHAELA[N]GELVS BONAROTVS FLORENTIN[VS] FACIEBAT) alla quale, tra l’altro, si lega una storia. Si narra che lo scultore fiorentino, dopo aver sentito dire per caso ad alcuni visitatori che quell’opera era stata realizzata da un altro artista, sia entrato nel cuore della stessa notte nella Basilica per incidere la sua firma e rivendicarne la paternità.
Commissionata dal cardinale Francese Jean de Billheres, per il suo monumento funebre e spostata al suo sito attuale nel 18esimo secolo, l’opera è stata ricavata da un blocco di marmo scelto da Michelangelo in persona nelle cave di Carrara.
La composizione è a piramide ed è caratterizzata da due personaggi: Madonna e Cristo. La Vergine, completamente fasciata da soffici vesti marmoree che lasciano percepire la sicura fisicità anatomica di donna, è ritratta nel silenzioso dialogo di morte con il figlio, che, disteso sulle sue ginocchia coperte - o meglio rinforzate - da un ampio e chiaroscurale panneggio, è stato da poco deposto dalla croce. Maria con il braccio sinistro regge la schiena di suo figlio, mentre l’altro braccio è disteso, con il palmo della mano rivolto verso l’alto.
Gesto che, a mio avviso, crea un suggestivo effetto di resa al destino che attendeva la sua vita e quella della sua creatura: un gesto che tradotto in parole potrebbe essere “Sia fatta la tua volontà, mi arrendo ad essa”. Gesto che per molti critici rappresenta, invece, un invito per lo spettatore al fine di scaturire in lui un processo meditativo sull’estremo sacrificio del figlio di Dio in terra per tutti gli uomini: una sorta di “Eccolo, è morto per voi, guardatelo e pregate”.
La Pietà Vaticana è un’opera veramente bella e colma di significati. Eppure all’epoca ispirò non poche critiche dai contemporanei di Michelangelo disturbati dal fatto che la Vergine, quando il figlio trentatreenne morì, aveva all’incirca cinquant’anni e non avrebbe mai potuto avere quel fresco viso di fanciulla, privo di rughe e di stanchezza. In effetti, la ragione di questa giovinezza eterna e rilassatezza della Madonna va letta in chiave simbolica e astratta, giacché il suo aspetto si lega alla vita priva di peccato e senza alcuna contaminazione delle cose terrene. La divina esistenza, dunque, si proiettava dall’interno all’esterno, rendendo luminosa e distesa la pelle e conferendole un aspetto perfetto. Anche il volto di Cristo va letto in questi termini, in quanto non è stato scolpito con realismo storico: è il momento subito dopo la crocifissione, la morte è giunta a porre fine alla lunga e straziante Passione a cui è stato sottoposto, ma nessun segno di sofferenza ricama il suo volto, che, invece, è sereno, lontano, o meglio estraneo, al male inflittogli dall’uomo. Michelangelo qualche anno più tardi tornerà su questo tema estremizzando al massimo il concetto d’astrattismo che, a vent’anni, gli si era leggermente insinuato nella mente, pregna della bellezza Rinascimentale dell’epoca in cui operava. 
Ma torniamo alla Pietà Vaticana. Il corpo di Cristo è la parte dell'opera che preferisco: il marmo, freddo e lucido, si modella come creta e finisce per creare volumi sicuri e assolutamente realistici, comprensivi di qualunque dettaglio anatomico. Eppure, non può sfuggire neanche all'occhio più distratto il fatto che sia stato scolpito in proporzioni un tantino inferiori rispetto al corpo della madre: quel poco che basta a rendere possibile la posizione dei due. Se, infatti, Cristo fosse stato concepito assecondando misure più realistiche e di conseguenza maggiori, la Madonna avrebbe avuto difficoltà a reggerne il corpo senza vita e i volumi della composizione avrebbero perso grazia ed equilibrio. 
Il corpo del figlio di Dio è sodo e allo stesso tempo morbido e ha uno specifico peso, suggerito da determinati punti anatomici: la mano della Vergine che sorregge il busto, sotto l’ascella destra dell’esamine crea uno spostamento e un rigonfiamento della pelle dello stesso (una sorta di rotolo di carne umana che si crea dallo sforzo del mantenimento).
Personalmente ho trascorso diversi minuti ad osservare il gruppo scultoreo della Pietà, soffermandomi sui suoi piccoli e piacevoli particolari, ma sono stata più volte disturbata dai flash e dai click fotografici degli avventori che mi circondavano. Il comportamento dei visitatori del mondo dell'arte andrebbe studiato per quanto sia assurdo: ho notato un gruppo di signori che sgomitava tra la folla per avvicinarsi il più possibile al vetro, per poi giungere al primo posto, scattare una foto alla Pietà e via alla prossima statua. Senza soffermarsi, senza chiedere, senza capire. 
Da qui una riflessione dal gusto di suggerimento: quando ci si trova a visitare un luogo, d'arte o paesaggistico, non sarebbe meglio goderselo e basta, fotografando con gli occhi e la memoria ciò che si ha il privilegio di osservare? Temo vivamente che il tutto si riduca a una sorta di gara a chi porta a casa il maggior numero di scatti da esibire, sfoggiare, far commentare, ma in fondo quello che si è visto, non lo si è visto per davvero? A voi la riflessione. 



lunedì 10 febbraio 2014

MOSTRA - Alla Santa Sofia, Salerno diventa opera da esposizione, tra passato, presente e futuro

"Una Unica Grande opera… Salerno" è la mostra sulla trasformazione urbana della città. Inaugurata sabato scorso, resterà in esposizione fino al 23 febbraio presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia. La mostra va intesa come evento di comunicazione, in quanto vuol spiegare alle famiglie, ai giovani, a tutta quella cittadinanza a cui ancora non è ancora chiara la trasformazione avvenuta sotto i loro occhi, quali siano le enormi possibilità che questa trasformazione stessa, sia in grado di portare nel futuro visto in una prospettiva di benessere, di possibilità di lavoro e di crescita culturale e sociale. Attraverso le parole, le scenografie, le proiezioni dinamiche emozionali, i plastici, i render, le foto, i filmati, ed una serie di laboratori pratici, si vuol far capire quali siano le potenzialità di questa città e del percorso intrapreso più di venti anni fa dall’amministrazione comunale.

                                         (immagine tratta da ufficio stampa Comune di Salerno)

Dettagli: L’evento si divide in più punti. La parte lche sarà ospitata presso l'ex Chiesa dell'Addolorata sarà utilizzata per emozionare e informare sulla trasformazione avvenuta e che avverrà lungo tutta la fascia litoranea. Tre proiezioni dinamiche legate al mondo del mare, quattro plastici, tra cui Il Fronte del Mare e la Stazione Marittima di Zaha Hadid, quattro accoglienti postazioni dove, attraverso un gioco di attrazione visiva, saranno proiettati, 6 filmati a rotazione, una scenografia fatta di totem cartonati che accoglieranno ed accompagneranno, insieme a noi organizzatori, le persone nel comprendere e nell’approfondire. Tutto con una serie di frasi e parole stampate che stuzzicheranno e daranno spazio alla fase di comprensione. Al primo piano, il messaggio sarà simile ma con una scenografia completamente diversa, con 10 filmati nuovi, con un allestimento più semplice ma più diretto, con un gioco di parole continuo che lasceranno meno spazio all’immaginazione ma più spazio alla comunicazione evidente. In questo spazio la parte visivo/fotografica sarà al centro e potrà evidenziarsi, in modo profondo, il prima, il durante ed il dopo di questa città. L’argomento sarà la LungoIrno e tutte le opere che sono state realizzate lungo questo asse,  Lungoirno che ha rappresentato la vera soluzione urbanistica di Salerno. Pannelli esplicativi saranno presenti lungo tutto il percorso che serviranno a soffermarsi sui punti che di volta in volta, si troveranno più interessanti. Grande attenzione, nei due piani, sarà data alla parte visiva di quello che era prima la città, poiché spesso la memoria non permette di evidenziare la reale trasformazione. Nel secondo piano invece saranno realizzati 8 laboratori che porteranno in evidenza le potenzialità lavorative susseguenti a questa trasformazione, non dimenticando mai la vocazione turistica di Salerno. Dalle nuove attività portuali a quelle logistiche, a quelle di servizio, a quelle creative oltre a mettere in evidenza, naturalmente, le caratteristiche enogastronomiche del territorio, che il turismo potrà valorizzare come logico riferimento.

 Il primo cittadino Vincenzo De Luca: “Stiamo disegnando questa città perché siamo convinti che oggi la trasformazione urbana è l'unica occasione di crescita economica di una città. Vogliamo avere l'ambizione di fare di Salerno quello che sono state Barcellona, Bilbao, Valencia, Berlino, Parigi, Londra, ovviamente in proporzione alle dimensioni e agli equilibri di Salerno, in un paese nel quale è impossibile pensare la trasformazione urbana e realizzarla”. 

Animali - Ucciso Marius con un colpo di pistola e dato in pasto ai leoni. Orrore nello Zoo di Copenhagen


La realtà ha superato la peggiore delle fantasie: Marius, giraffa sana, di appena 2 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola nello zoo di Copenhagen. L'episodio di crudeltà, che in Italia non sarebbe solo un incubo, ma un grave reato punito dall'ordinamento, è avvenuto ieri mattina.
Cadute nel vuoto le migliaia di firme raccolte in pochi giorni per salvare la vita del piccolo, nato da animali consaguinei e per questo, nonostante le richieste di adozione da parte di diverse strutture e associazioni e la proposta di sterilizzazione, ucciso a bruciapelo davanti a tutti. A farlo fuori un colpo di pistola, perché il suo corpo, dissezionato davanti ad adulti e bambini presenti al macabro spettacolo, è stato dato in pasto ai leoni e alle tigri dello zoo e un'iniezione letale avrebbe compromesso la salubrità delle sue carni. Una soluzione incivile, cruedele, medioevale.  A lasciare profondo sgomento non è soltanto l'uccisione inutile, assurda e violenta di una creatura innocente, che in Italia sarebbe un grave reato, ma le parole a dir poco inquietanti del portavoce dello zoo danese, Stenbaek Bro, che, intervistato dall'agenzia di stampa Associated Press, ha detto “Sono davvero orgoglioso di aver dato ai bambini un'enorme opportunità di apprendimento sull'anatomia della giraffa, che  di certo non avrebbero avuto guardando una giraffa in una foto”.
Irremovibile nella scelta il direttore dello zoo, Bengt Holst, che, rispondendo alle domande della BBC, ha annunciato di non aver mai dubitato della gestione degli animali nelle strutture zoologiche, e anzi, è rimasto sorpreso che la sua soluzione, indispensabile a suo dire per il mantenimento a lungo termine della specie, abbia destato tanto clamore. Holst ha candidamente ammesso che una politica di gestione “responsabile”, come quella dello zoo di Copenhagen, prevede l'uccisione di circa 20 – 30 animali all'anno per motivi del genere.
Lo zoo ha infine spiegato che non avrebbe mai preso in considerazione l'idea di sterilizzare Marius, per via degli “effetti collaterali indesiderati” e perché questa pratica  equivarrebbe ad uno scarso benessere degli animali. Come se nascere in cattività, essere uccisi a 2 anni dietro le sbarre ed essere dato in pasto ai leoni senza possibilità di fuggire, fosse un bell'esempio di animal welfare. La realtà è che sono tanti, troppi, gli animali prigionieri: nella maggior parte dei casi si spengono lentamente, dopo anni e anni di immobilità e cattività.


(fonte dell'articolo www.lav.it)