martedì 24 settembre 2013

Arte. Questa è la mia storia. O la nostra? in mostra a Salerno

Si terrà dal 17 al 24 settembre, presso il Punto di Portarotese, "Questa è la mia storia. O la nostra?", mostra/installazione fotografica di Laura Frasca e Laura Bessega, a cura di Yulia Tikhomirova e con allestimento di Peppe Natella, organizzata da ARCI Salerno, Il Mondo in Rosa e S.O.Solidarietà Onlus con il patrocinio dei Comuni di Salerno e Bologna. 
La mostra, inaugurata lo scorso martedì, resterà visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 22.30. 

Approfondimento: dietro la mostra…
Il progetto fotografico Questa è la mia storia. O la nostra? è composto di 33 ritratti accompagnati ognuno da una serie di "fototessere". All'esposizione, collocata all'interno del Palazzo d'Accursio, si aggiungono una installazione sonora che propone le tracce delle interviste ai soggetti rappresentati e una video presentazione delle immagini di vita quotidiana dei personaggi.
Un pittore brasiliano, una ballerina russa, un creativo argentino, un'artista giapponese, un ristoratore palestinese, una sarta angolana insieme a tanti altri sono i soggetti della mostra fotografica Questa è la mia storia.. che indaga il rapporto tra le persone e il contesto in cui vivono e lavorano.
E proprio il "lavoro" è il concetto fondamentale per questo progetto artistico. Le autrici hanno scelto di ritrarre i soggetti all'interno dei loro posti di lavoro (o, in alcuni casi, nei luoghi che hanno per i personaggi una valenza particolare), un'ambiente che diventa in qualche modo la chiave di lettura delle loro personalità.
Anche se la serie di ritratti "principali" prende spunto dalla tradizione del ritratto ambientato, che conferisce importanza non solo al volto ma a tutto ciò che sta intorno al soggetto, ritraendo così anche l'ambiente sociale, sarebbe sbagliato collocare questo progetto fotografico nell'ambito esclusivo dell'indagine sociale, né tantomeno si può catalogarlo come un tentativo di raccontare il fenomeno dell'immigrazione.
La particolarità di questo lavoro sta principalmente nell'impostazione concettuale delle due artiste di coinvolgere i soggetti nella parte decisionale del processo creativo, offrendo loro la libertà di scegliere come essere ripresi: il luogo (con la condizione che rappresenti un posto significativo per loro o per la loro professione), gli abiti da indossare, gli oggetti intorno.
La partecipazione attiva da parte dei personaggi è stata una scelta coraggiosa, promossa dalle fotografe proprio per segnare la distanza tra il loro approccio e quello più superficiale, tendente a raffigurare gli immigrati unicamente come le vittime (sia delle politiche sull'immigrazione sia del razzismo quotidiano) e di conseguenza come soggetti passivi agli occhi di un fotografo e del pubblico.
Il progetto mette in mostra una serie di volti che disegnano non un fenomeno di immigrazione che spersonalizza i soggetti, ma le loro storie individuali, le loro origini e il background diversissimi, rendendo così una qualsiasi catalogazione impossibile.
Il concetto di "personalità individuale" è evidenziato nella serie di "fototessere" presentate in linea parallela ai ritratti "principali". La fototessera in qualche modo racchiude il percorso del migrante verso il paese nuovo: dal passaporto, al visto, al permesso di soggiorno, al nuovo passaporto ancora, nel caso di un'immigrazione "fortunata" che si conclude con l'acquisizione di una cittadinanza nuova. Il linguaggio visivo usato dalla fototessera comune è un linguaggio anch'esso "burocratico", rigido, incaricato di svelare e mostrare tutto, senza pero riuscire a raccontare molto delle persone ritratte. Nel progetto Questa è la mia storia… il concetto della fototessera viene ribaltato completamente. La scelta di usare l'obiettivo "giocattolo", di lasciare le zone fuori fuoco, di permettere ai soggetti di sorridere o di prendere gli oggetti in mano rovescia l'approccio distaccato e indifferente usato per le fototessere, rilevando ancora una volta l'idea principale del lavoro: guardare le persone con attenzione e curiosità soffermandosi sulle loro storie di vita individuali piuttosto che classificarli con l'etichetta di "immigrato".


(fonte yartproject.com)

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